Perché qualcosa possa nascere serve uno sguardo capace di vedere, in un seme smarrito e minuscolo, una promessa.
Serve la pazienza delle mani che affidano alla terra ciò che amano, sapendo che il dono più vero non si perde: si trasforma, si moltiplica, ritorna.
Nel nostro orto c’è Vanna, che un tempo ha raccolto un seme di zucca e lo ha custodito nella terra con fiducia, continuando a bagnarlo come si fa con i sogni. C’è Elisa, che ha portato con sé le piantine di fragola, nate dalla cura lenta e amorevole del nonno.
E così, quasi in silenzio, qualcosa ha cominciato a germogliare.
Il nostro orto nasce da qui:
dalla speranza che resiste,
dalla cura che accompagna,
dall’affetto che fa nascere.
E dentro questa terra, oggi, ci sembra già di intravedere il futuro.


















